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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Come partire e come procedere

Come partire:
La costituzione della Caritas parrocchiale può avvenire seguendo diverse strade:
– il consiglio pastorale parrocchiale sente il bisogno di aver una commissione per la carità che sia nello stesso tempo stimolo e strumento del suo lavoro;
– il parroco ha intenzione di riunire i rappresentanti dei vari gruppi caritativi ed alcuni laici sensibili per una collaborazione più stretta nell’animazione della carità;
– la comunità parrocchiale stessa, dopo un’esperienza particolarmente coinvolgente, vuole darsi degli strumenti di studio e formazione per capire meglio quali scelte fare nel servizio;
– i diversi gruppi caritativi ricercano un collegamento più stretto in vista di una collaborazione reciproca e di una sensibilizzazione allargata,
– nella parrocchia non esistono volontari disponibili al servizio; il parroco e pochi altri si chiedono come richiamare la comunità cristiana alla necessaria testimonianza della propria fede nella solidarietà verso chi soffre.

In ogni caso è opportuno che i membri della Caritas parrocchiale siano ufficialmente riconosciuti nel loro compito. questo avviene in una riunione del consiglio pastorale e/o all’interno di una celebrazione comunitaria. E’ utile definire con chiarezza i suoi compiti in uno statuto o, comunque, in un documento programmatico.

Come procedere:
La complessità e la difficoltà dei compiti affidati alla Caritas parrocchiale potrebbero scoraggiare chi si prepara a prestarvi il proprio servizio. In realtà, senza nascondersi le difficoltà, l’essenziale è dar vita a questa nuova presenza co una grande speranza. L’obiettivo da raggiungere è che la comunità parrocchiale sia caratterizzata e riconoscibile dallo spirito e dall’esercizio della carità. Forse si tratta di un obiettivo che non sarà mai completamente raggiungibile; la vita di carità, come la vita di fede, sia a livello individuale, sia a livello comunitario, è più un “cammino” che un traguardo, più un “processo vitale che una tappa definitiva”. È necessario, tuttavia, acquisire da subito un metodo di lavoro che permetta di rimanere fedeli a quello per cui la Caritas parrocchiale è stata pensata e voluta. Si tratta di aiutare la comunità a compiere alcuni passaggi:
– da una carità occasionale a un costume di vita;
– da una carità ridotta ad elemosina ad una carità che si concretizza nei fatti;
– da una carità vissuta individualmente ad una carità vissuta anche a livello comunitario;
– da una carità assistenziale ad una carità come spinta di liberazione.

È molto utile programmare degli obiettivi circoscritti da perseguire ogni anno (all’interno di un programma pastorale pluriennale) in modo tale da permettere periodicamente una verifica del lavoro svolto.

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