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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Il chiodo fisso della Caritas parrocchiale

L’ amore preferenziale per i poveri è una forma speciale di primato nell’esercizio della carità, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa e riferita alla vita di ciascun cristiano (Sollecitudo reis socialis – cap. 42).
il documento della Conferenza episcopale italiana “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese” ha usato a riguardo parole forti e molto precise:
“dobbiamo decidere di ripartire dagli ultimi che sono oggi il segno drammatico della crisi attuale”;
“bisogna esaminare seriamente la situazione degli emarginati che il nostro sistema di vita ignora e perfino coltiva;
“con gli ultimi e gli emarginati, potremmo tutti recuperare un genere diverso di vita, demoliremo anzitutto gli idoli che ci siamo costruiti: potere, consumo, denaro, spreco, tendenza a vivere al di sopra delle nostre possibilità”.
“Ripartire dagli ultimi” è, allora, la prospettiva che si pone al centro delle preoccupazioni della Caritas parrocchiale.
Con la guida della parola di Dio e in risposta ai bisogni più urgenti, la Caritas parrocchiale si deve porre periodicamente questa domanda:
“cosa deve modificare la comunità parrocchiale se vuole ripartire dagli ultimi?”.
Per rispondere a questo interrogativo è di estrema importanza il coinvolgimento dell’intero Consiglio pastorale parrocchiale.
Lo schema riportato di sotto può essere un’ utile traccia di lavoro.



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