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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Quali sono le sue funzioni?

Il servizio di una Caritas parrocchiale si svolge essenzialmente in due filoni di presenza: l’animazione parrocchiale alla carità e alla giustizia e il coordinamento delle varie iniziative operanti in parrocchia.

Animazione alla carità e alla giustizia:
– significa andare ( e accompagnare) alle radici del messaggio evangelico, acquisire ( e comunicare) uno spirito di fratellanza universale, operare con la convinzione che Dio-è-con-noi e con la certezza che è possibile costruire qui e ora dei modi di vivere più consoni alla dignità dell’uomo;
-significa richiamare costantemente all’attenzione della comunità cristiana la presenza e le attese dei poveri e degli emarginati, vicini e lontani (terzo mondo);
– significa cercare di individuare e denunziare le cause e le responsabilità della povertà e dell’emarginazione, dell’ingiustizia e dei soprusi, della violenza e dell’indifferenza;
significa suggerire e sollecitare risposte precise alle attese dei poveri;
significa diffondere la conoscenza e la pratica di scelte e gesti coerenti e profetici;

Promozione, formazione, coordinamento delle forme di volontariato – dove coordinamento significa creare armonia tra espressioni diverse,lasciando ad ognuna la sua singolarità, ma aiutando tutte a sentirsi espressione dell’unica Chiesa, evitando doppioni o contrapposizioni; la Caritas parrocchiale deve contrastare la tendenza all’isolamento, prestandosi ad essere canale di raccordo tra tutti, favorendo la reciproca collaborazione e stimolando un periodico confronto;
– dove formazione ricorda che per poter svolgere correttamente un servizio chiunque deve essere formato, preparato, competente, consapevole; la Caritas parrocchiale deve contrastare l’idea presuntuosa di chi pensa di operare solo sulla scorta delle buone intenzioni e del buon senso, continuando a ricordare le occasioni di formazione utili (dovunque si svolgano), organizzandone di proprie, sostenendo quelle dei gruppi, ma, soprattutto, diffondendo il costume di coltivare la propria maturazione – dove promozione invita a tenere presente che la solidarietà è una malattia contagiosa e progressiva: la Caritas parrocchiale deve contrastare la tendenza a delegare la carità a persone o gruppi circoscritti o a rinchiuderla in schemi fissi, favorendo il “contagio” a più persone possibili e sostenendo le forme e i metodi più consoni e rispondere ai bisogni dei poveri.
La Caritas svolge le sue funzioni in collegamento con gli altri settori della vita pastorale (in particolare catechesi e liturgia) con i quali è opportuno avviare momenti periodici di confronto e di programmazione capaci di integrare e sostenere la funzione unificante del parroco.
La Caritas parrocchiale, quindi, non nasce per “fare” ma per “animare” e indirizzare perché si operi. A parte casi eccezionali e temporanei, non è mai la Caritas parrocchiale, in quanto tale, a gestire un servizio, questo è vero anche quando i singoli componenti prestano un servizio di solidarietà.

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