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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Percorso spirituale ed artistico nel Carcere di Bancali

La realtà carceraria è spesso dimenticata o totalmente sconosciuta anche nella nostra chiesa diocesana, eppure la sua popolazione ammonta a quasi 1000 persone (450 detenuti, oltre 300 tra agenti di polizia penitenziaria, personale amministrativo, Educatori dell’Area Trattamentale ecc.). All’interno la struttura è suddivisa in diverse sezioni e una di queste ospita 43 detenuti classificati “protetti” in quanto, per la tipologia del reato commesso, vivono una condizione di particolare isolamento e non sono ammessi ad alcuna attività comune organizzata. Per questo più delle altre soffrono una particolare situazione di solitudine. È in questo contesto umano che si è voluto dedicare il particolare Progetto “percorso spirituale ed artistico in carcere: le icone sacre” (ammesso da Caritas Italiana al contributo CEI 8xmille), che è una delle attività svolte dalla Caritas diocesana nel carcere di Bancali. Dal 1° giugno 2016 (terminerà il 31 maggio 2017), sotto la guida di Danila Pittau, specialista in “arteterapia”, in 20 prendono parte ad un lavoro di gruppo, che condivide lezioni didatti che e propedeutiche riflessioni religiose e spirituali, suddivisi in due turni settimanali. All’inizio non è stato tutto facile ma con il tempo si è compresa e apprezzata l’importanza del lavoro fatto “insieme” dove non esiste il mio ed il tuo ma ognuno contribuisce “allo stato di avanzamento lavori” del singolo manufatto. Un aspetto molto importante è che ciascuno può mostrare a sé e dagli altri che ha delle capacità, che può metterle a frutto e che la relazione e l’apporto degli altri crea valore aggiunto al prodotto finito. Non sono mancate, fin’ora, occasioni e momenti di soddisfazione come:-la partecipazione ad un concorso nazionale per detenuti con un’opera che ha avuto un riconoscimento ed è attualmente esposta al Tribunale di Massa,- la sensazione di orgoglio nell’ammirare i lavori completati, frutto dell’impegno di persone,differenti di età, nazionalità, estrazione sociale e religione, che hanno concentrato l’attenzione sul valore spirituale che l’icona deve trasmettere; la figura di Maria in particolare ha riunito tutti, alla sua immagine hanno voluto dare il loro contributo perché tutti la sentono come madre che perdona. La riprova “artistica” del cambiamento si percepisce anche dal progetto che i partecipanti hanno chiesto di poter realizzare: un trittico da spedire al Santo Padre che inizialmente doveva rappresentare una “Pietà” al centro di due tavole che rappresentassero la sofferenza della vita del carcere. La discussione ed il confronto ha successivamente prodotto un cambiamento, per cui nel laboratorio si sta realizzando un Cristo Redentore al centro con, ai lati, un’immagine di Maria ed una dell’arcangelo Gabriele. L’immagine della sofferenza e della disperazione inizialmente pensata ha poi lasciato il posto a quella del perdono e della speranza perché “Gesù Cristo non ha figli dimenticati”. All’Arcivescovo, che ha sempre riservato per i carcerati attenzione e affetto paterno, in occasione del Natale, al termine della Messa da lui celebrata, è stata donata l’icona più bella, rappresentante san Francesco, con una pergamena riportante un bel messaggio di speranza: “siamo arrivati al termine del 2016, grazie a Danila ed alla sua buona volontà ci ha dedicato un’ora alla settimana che è servita per dare un senso al nostro tempo qui dentro e provare ad “evadere” da tutti i problemi che ci opprimono in un momento così tanto difficile della nostra vita ed è per questo che vogliamo ringraziare. Il lavoro svolto ci ha molto aiutati e ci ha fatto sentire utili. Questa icona speriamo sia un arrivederci per sentirLa vicino anche per i tempi che verranno per i nuovi detenuti:abbiamo veramente bisogno di un padre come Lei e di tutte le persone che ci circondano con il loro affetto e sostegno all’interno degli Istituti penitenziari. Tante grazie, vi auguriamo di cuore buone e felici sante feste”.Visitare i carcerati è anche questo.

Antonello Pilo – Caritas diocesana

Tratto da Libertà n. 5 2017

Icone sacre

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