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«Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono
Nulla sostituisce il vedere di persona
Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza. Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. La forte attrattiva di Gesù su chi lo incontrava dipendeva dalla verità della sua predicazione, ma l’efficacia di ciò che diceva era inscindibile dal suo sguardo, dai suoi atteggiamenti e persino dai suoi silenzi. I discepoli non solamente ascoltavano le sue parole, lo guardavano parlare.
(Papa Francesco, Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali)

Dal 22 al 25 maggio si è tenuta nella Chiesa di S. Pietro in Silki una mostra di Arte Sacra realizzata da un gruppo di detenuti di Bancali.

Il lavoro rientra nel percorso spirituale ed artistico in carcere, il cui progetto è realizzato con fondi 8×1000.

Locandina

VOLANTINO MOSTRA ARTE SACRA

Articolo Libertà n. 20

Prigione e territorio sono realtà lontane tra loro, divise materialmente da muri di cinta invalicabili ma anche dai pregiudizi alimentati dalla scarsa conoscenza del mondo carcerario o da una certa formazione culturale che vuole il carcere come luogo di isolamento per i malfattori. Il principio costituzionale che regge la società civile, secondo il quale la detenzione deve avere lo scopo riabilitativo, è quanto di più lontano possa esserci nella prassi e nella cultura odierna. Tuttavia esperienze lavorative e artistiche, realizzate in più parti d’Italia, hanno dimostrato come la “strada della rinascita” sia percorribile e porti alla rigenerazione delle persone. Si è parlato di tutto questo nel Convegno Prigione e Territorio: percorsi di integrazione dentro e fuori le carceri tenutosi a Sassari il 26 e 27 maggio, promosso dall’Università degli Studi di Sassari, dal Comune di Sassari e dal Consiglio dell’Ordine Forense di Sassari. Un appuntamento che ha coinvolto accademici e personalità del diritto, esperti e addetti ai lavori che, mediante relazioni e tavole rotonde, hanno illustrato approfonditamente la realtà carceraria raccontando, insieme alle problematiche e le criticità che spesso rappresentano un degrado sconfortante, anche quelle esperienze concrete che animano la speranza. E proprio nella locuzione dare speranza è stato indicato dai promotori, il significato e l’orientamento dell’iniziativa, per chi è dentro e per chi deve tornare libero. Diverse le attività collaterali al convegno e tra queste la “Mostra di arte sacra” con opere realizzate dai detenuti della Casa circondariale di Bancali, proposta dalla Caritas Turritana. Un progetto finanziato con i fondi dell’8×1000 che ha coinvolto un gruppo di detenuti dell’area protetta del Carcere sassarese che per un anno intero hanno frequentato specifici laboratori guidati da una insegnante esperta di arteterapia. Percorso spirituale ed artistico in carcere: le icone sacre è il nome del progetto, articolato in lezioni didattiche e propedeutiche riflessioni religiose e spirituali, che ha permesso di fare esperienza della propria capacità di relazionarsi con la parte migliore di sé, smarrita spesso a causa delle storie difficili vissute. La realizzazione di immagini sacre ha dato loro occasione di sperimentarsi persone valide che insieme possono realizzare un progetto, dimostrando a se stessi e agli altri che cambiare è possibile. Le figure rappresentate nelle tante e variegate tavole parlano di mani e cuori di uomini che non vogliono rinunciare alla loro umanità. Dal 22 al 25 maggio le icone sono state esposte nell’atrio del Santuario della Madonna delle Grazie offrendo la possibilità ai numerosi fedeli di ammirare il pregiato lavoro svolto, contribuendo così ad avvicinare un po’ il territorio al carcere e allo stesso tempo raccontano di possibili percorsi di integrazione dentro e fuori le carceri.

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