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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Messaggio augurale di Mons. Gian Franco Saba per il S. Natale 2018

Domani sarà Natale. In tutte le chiese nelle celebrazioni si renderà lode a Dio per la nascita del Salvatore del mondo. Il pensiero andrà al primo Natale della storia, alla nascita di Gesù di Nazareth, Dio che si è fatto uomo e si è mostrato in modo sorprendente nascendo in una stalla, da una povera ragazza sconosciuta, forse aiutata nel parto soltanto dal suo sposo. A Betlemme, ad accogliere il Salvatore, non accorsero i grandi del tempo ma dei semplici pastori. Loro, che erano emarginati, malvisti e disprezzati, furono i primi a recarsi senza indugio. Quel primo Natale ha inaugurato una nuova epoca: da quella umile culla Dio è il Dio-con-noi, che vive con l’uomo, che cammina con l’uomo, che stabilisce un’amicizia con i piccoli e i disprezzati, annunciando loro un futuro di speranza. Natale è un cammino dalla solitudine verso l’incontro. È una storia di relazioni autentiche che indicano una strada.

Vivere oggi il Natale significa ri-ascoltare la Parola di quel Bimbo che si dona e lasciarsi scuotere dal suo sorprendente messaggio. Vivere il Natale significa decidere di fare spazio alla voce silenziosa di Dio. Per udire la sua Parola, occorre prendersi un po’ di tempo e sostare in silenzio davanti al presepe per esprimere i propri desideri e le proprie domande. Una sosta per manifestare le proprie inquietudini, le proprie gioie e le proprie fatiche, per ridare gambe alle proprie aspirazioni. Una sosta per rinvigorire i passi con scarpe forgiate di coraggio, entusiasmo e impegno. Il Bambino Gesù darà una risposta che i Padri della Chiesa sintetizzano come un monito che restituisce capacità di crescita: «Io mi sono fatto bambino perché tu divenga persona, capace di realizzare pienamente i doni che io ti ho dato».

La voce del Natale propone un’ecologia per la cura della persona umana. «Sarà Natale, – come ricorda papa Francesco – se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme. Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero». Natale è anche una voce che scuote Betlemme, Gerusalemme e, con la luce della stella, raggiunge anche le terre più lontane. È l’invito ad una ecologia sociale e comunitaria. Il Bimbo nella culla di Betlemme è il dono di Dio agli uomini. Se lo accogliamo, anche noi possiamo diventare dono per gli altri, per coloro che nella propria vita non hanno mai sperimentato una carezza, un gesto di tenerezza, un’attenzione d’amore. Così Gesù nasce ancora nella nostra vita, nelle nostre comunità, nella nostra società. Attraverso di noi continua ad essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi, per far fiorire la giustizia e abbondare la pace. Proprio come era stato preannunciato dai profeti.

I rinnovi delle funzioni elettive, che si terranno nel corso del nuovo anno ormai alle porte, costituiscono un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano e promuovono il bene comune. In queste tappe della nostra vita pubblica, ognuno potrà apportare la propria pietra per la costruzione della casa comune. Propongo di accogliere come programma per il prossimo futuro le parole di papa Francesco: «Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!».

Il mio augurio è che la nostra Chiesa sia casa, che la nostra Città sia casa, che il nostro Territorio sia casa: casa non dalle porte chiuse come le locande di Betlemme che non accolsero Maria e Giuseppe, ma accogliente, perché gli altri non si sentano estranei ma possano sentirsi accolti come parte di noi stessi. Il mio desiderio è che la gioia e la speranza ci portino tutti ad aprire le porte a chi bussa. Scopriremo così che il Natale di Gesù nasce in mezzo a noi. E faremo Natale se sapremo offrire la pace a quanti vivono in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. Senza distinzioni né discriminazioni, ma capaci di aprire il nostro cuore al piccolo e all’escluso. Sarà Natale se, come Gesù, scenderemo verso chi ha bisogno di noi. Sarà Natale se, come i pastori di Betlemme, usciremo dai nostri recinti per andare verso la luce della grotta di Betlemme. Se Natale rimane soltanto una festa tradizionale, con al centro noi senza il Bimbo che nasce ancora oggi, si corre il rischio di “sbagliare festa”. Natale è un cammino di ricerca per scoprire come e dove il Bimbo rinasce ancora oggi. Un cammino che ricomponga ieri e domani con “l’oggi è nato per noi”, cantato con solennità in tutte le chiese e in tutte le storie di vita. Buon cammino con fiducia e speranza.

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