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 Le sue parole “i poveri li avete sempre con voi” stanno a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria. D’altronde, si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina, è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia.

(Papa Francesco, Messaggio per la V Giornata Mondiale dei Poveri)

Cosa c’è dietro un pasto donato?

Tra le prime preoccupazioni che la Caritas diocesana ha dovuto gestire in questo tempo di emergenza è stata quella di garantire i pasti che la mensa quotidianamente offre a circa 80 persone. Non è stato semplice adattarsi alle norme di sicurezza che, in maniera sempre più restrittiva, sono state emanate dai DPCM e dalle ordinanze sindacali.
In un primo tempo, distanziando i tavoli per ridurre il numero di presenze contemporanee in più turnazioni, si è cercato di favorire la sosta all’interno dei locali che solitamente riescono ad ospitare al massimo 50 persone contemporaneamente, ma successivamente ci si è dovuti arrendere alle necessità di garantire le distanze richieste dalle norme igienico-sanitarie e si è scelto di fornire il servizio tramite l’asporto. Garantendo il pasto caldo, cucinato al momento e distribuito in appositi contenitori alimentari usa e getta, ad ogni ospite viene consegnata una busta con un primo, un secondo, pane acqua, frutta e quando possibile il dolce. Di domenica il servizio mensa cittadino viene svolto dalla parrocchia di San Vincenzo, gestita dalle Suore Figlie della Carità, che offre i pasti con le stesse modalità della mensa Caritas di via Rolando.
Quando si parla della mensa Caritas non sempre appare tutto quello che c’è dietro ogni singolo pasto donato. La preparazione giornaliera è frutto della fantasia dei cuochi che predispongono i menù in base a quanto quotidianamente arriva dalle donazioni di alcuni supermercati, da gastronomie, da fruttivendoli, panetterie e privati cittadini. Ci sono i volontari che si alternano nel servizio di preparazione dei pasti, nella pulizia e selezione della frutta e della verdura, della conduzione dei furgoni che trasportano gli alimenti ritirandoli dai centri commerciali o portandoli nelle strutture di ospitalità della Caritas. Tutto nel rigoroso rispetto delle norme HACCP. Il pasto donato è dunque espressione del dono di tante persone che in vario modo contribuiscono a offrire il pranzo a chi non ha da mangiare e segno di accoglienza da parte di una comunità che si fa vicina e che ascolta il grido del povero.
Un aspetto molto importante che l’emergenza provocata dal coronavirus sta limitando è certamente quello relazionale, che nella mensa ha valore tanto quanto quello del cibo. Stare a tavola e mangiare insieme ad altri, soprattutto per chi è in stato di grave bisogno, ha un valore fondamentale perché riempie spesso quella parte di vuoto che la solitudine della povertà inevitabilmente provoca. Alla fine dell’emergenza, anche questo aspetto sarà recuperato.


I contatti di riferimento della Caritas per questa emergenza sono: caritasturritana@libero.it
Ufficio Comunicazioni Caritas: 3519144115
Centro di Ascolto Immigrati: 3492614831 (anche whatsapp)
Centro di Ascolto Italiani: 079 2120857 (aperto il venerdì mattina).

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