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Tendi la tua mano al povero (Sir 7,32)

Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata  a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. 

(Papa Francesco, Messaggio per la IV Giornata Mondiale dei Poveri)

LA CARITAS, ORGANISMO PASTORALE E IL SUO METODO

Desideriamo iniziare un itinerario che ci conduca a comprendere meglio l’identità della Caritas e il mandato che ha ricevuto dalla Chiesa, e il metodo specifico che utilizza per animare alla “Testimonianza della Carità”. La Caritas nasce nel 1971 come frutto del Concilio Vaticano II, fortemente voluta dal papa Paolo VI, e istituita come Organismo Pastorale, con lo scopo di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica (cfr. Statuto Caritas Italiana). La Caritas è dunque espressione della Chiesa che accoglie il comando dell’amore e lo trasforma in azioni concrete che testimonino l’amore di Dio per ogni uomo. Per realizzare il suo obiettivo, la Caritas si è data un metodo, che, attraverso alcune tappe, ci conduce alla testimonianza e all’animazione della carità nei nostri territori. Il metodo della Caritas è sintetizzato in alcuni verbi che delineano il cammino da compiere: Ascoltare, Osservare, Discernere per Animare. Per compiere questi passi, vogliamo scoprire come i verbi del metodo, in realtà ci vengono offerti dalla stessa Parola di Dio. La Parabola del buon samaritano (Luca 10,30ss), ci presenta, attraverso alcune azioni concrete, il metodo pastorale che la Caritas ha fatto proprio: • Il fatto • La constatazione del fatto • Il prendersi cura • Il coinvolgimento della comunità, e infine, la conclusione di Gesù: “Va e anche tu fa’ lo stesso”.

Ascoltare. Il fatto concreto: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti…” attraverso l’ascolto, ci è presentato un fatto concreto, l’emergenza che irrompe nel quotidiano che mi interpella: un senza dimora, un tossico dipendente, una donna messa sul marciapiede, una famiglia con dissesto economico, un anziano abbandonato, uno straniero in cerca di lavoro e di alloggio dei minori abbandonati, un alluvione, una guerra…

 ■ Osservare. La constatazione del fatto. “Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione”: è la capacità di accorgersi del fatto dentro la quotidianità, un farsi interpellare da esso, capire, provare compassione, fare il primo passo, entrare in relazione con l’’altro.

 ■ Discernere. Attraverso questa tappa decide di prendersi cura. “Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino; poi, caricatolo sul suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui”. Si tratta di imparare a togliere le distanze, superare le barriere e sentirsi interpellato in prima persona.

Per Animare. Il Coinvolgimento della comunità. “Il giorno seguente estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno”. Coinvolgere e animare altre persone. Si tratta di: pagare di persona, coinvolgere la comunità perché tutti si sentano partecipi e responsabili. Il cammino che insieme iniziamo, ci aiuterà a leggere i fatti della storia dei nostri territori e di ogni uomo, per imparare a pensare azioni di promozione e di testimonianza, attraverso il coinvolgimento di altre persone.

Questi sono i passi concreti che il metodo della Caritas ci permette di compiere. Questo è il cammino che faremo insieme in questo tempo estivo.

A cura di Fr. Giuseppe Piga

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