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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

IL METODO DELLA CARITAS: OSSERVARE

A cura di Fr. Giuseppe Piga

Stiamo compiendo il nostro viaggio alla scoperta del metodo Caritas, che, a partire dal verbo ascoltare, osservare e discernere, ci guiderà nel compiere i passi verso l’animazione della Testimonianza della carità nelle nostre comunità ecclesiali. Oggi facciamo il secondo passo, con il verbo osservare, che significa guardare qualcosa con attenzione o esaminare con cura. La Sacra Scrittura rivela un Dio che vede, osserva i passi dell’uomo, che scende in profondità, nel cuore, e insegna all’uomo a vedere ed osservare i passi e le azioni di Dio, conservandole nel cuore.

Poiché il metodo fa sue le azioni di Gesù, vogliamo cogliere lo sguardo di Gesù, per imparare anche noi ad osservare i fratelli e per compiere con loro, passi importanti per leggere e orientarli verso passaggi virtuosi. Osservare ci fa entrare nel mistero della vita, ci mette in relazione con le cose, avvenimenti, gli altri, e con Dio. Noi impariamo ad osservare e cogliere lo sguardo di Gesù su di noi. Egli vede, fissa lo sguardo, osserva: “vede i cieli aperti” nel fiume Giordano
(Mc 1,10); “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico” (Mc 2,5); “Gesù guardava per vedere chi gli avesse toccato il mantello” (Mc 5,32); ”Gesù vide la folla e si commosse” (Mc 6,34). Dinanzi al giovane ricco, “Gesù, fissatolo, lo amò” (Mc 10,17-22). Gesù guarda in profondità, osserva dentro la vita, il cuore, lo sguardo altrui. Come il giovane ricco, anche noi desideriamo raggiungere la vita eterna, cerchiamo uno sguardo che si prenda cura di noi, che ci aiuti a pensare e sapere cosa fare, come muoverci, dove andare. Se vogliamo orientare l’altro, verso il bene, dobbiamo fissare lo sguardo, conoscere l’altro e lasciare che lui si riconosca: visto, accolto, amato e interpellato dal nostro sguardo. Inoltre lo sguardo di Gesù, e anche il nostro, è uno sguardo che chiama: alla vita, ai valori dell’esistenza, alla lettura del vissuto, al cuore, alla progettualità, alla speranza di fronte a precedenti fallimenti, a lasciarsi aiutare, ascoltare.

Lo sguardo e la parola di Gesù ci invita ad osservare i comandamenti, e quando vogliamo di più, Lui ci invita a fare una scelta radicale: “va’, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi, ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (Mc 10,21-22). Quando siamo ricchi e facciamo della ricchezza la nostra sicurezza, non abbiamo più spazio materiale e interiore per metterci in cammino con gli altri. Gesù osserva il nostro vissuto concreto e ci orienta e indirizza verso una scelta: lasciare qualcosa per accogliere Lui, e per riconoscerlo e servirlo nei fratelli.
Lo sguardo di Gesù fa comprendere cosa manca per compiere un passo in avanti, per leggere la nostra situazione e comprendere come muoverci per affrontarla. Allora osservare diviene compito importante di chi vuole comprendere l’evoluzione delle situazioni di povertà nei nostri territori, per imparare a fare discernimento e progettare percorsi di risoluzione.

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