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La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno… La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione.

«A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT, 183).

(Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021)

Commento vangelo 17 febbraio 2021

Vangelo di Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

 
Il cammino della conversione per amare Dio e servire i fratelli
 
Con il Mercoledì delle Ceneri, entriamo nel tempo della Quaresima, tempo di conversione e di speciale incontro con il Signore. La liturgia di oggi ci aiuta ad iniziare il cammino, la strada verso la montagna, la salita verso il Signore, ma anche il sentiero che ci conduce ai nostri fratelli. La Chiesa ci offre l’opportunità di vivere quaranta giorni di “ritorno” a Dio e di rinuncia agli idoli, per sperimentare la misericordia e l’amore viscerale di Dio. Il mercoledì delle ceneri segna allora l’inizio di questo cammino, attraverso il rito dell’imposizione delle ceneri, sul nostro capo. È un segno penitenziale che ricorda la fragilità della nostra vita e del nostro corpo, ma è segno del nostro metterci dinanzi al Signore in atteggiamento di penitenza e con la ferma volontà di cambiare interiormente e chiedere al Signore la grazia della conversione. E se la liturgia odierna ci invita al ritorno a Dio: « Ritornate a me con tutto il cuore », e “ lasciatevi riconciliare con Dio”, il vangelo esemplifica alcune indicazioni concrete che Gesù consegna ai suoi discepoli, rispetto all’elemosina, al digiuno e alla preghiera. L’antica legge di Mosè prevedeva tre indicazioni fondamentali per ogni ebreo, ma si era ormai giunti ormai al formalismo o a vivere tali norme per attirare l’attenzione altrui. Gesù riprende queste antiche norme, e non le elimina, ma le purifica e chiede di viverle con un nuovo atteggiamento interiore, come strumenti per raggiungere Dio e amare i nostri fratelli. La nostra elemosina diventi la nuova capacità di relazionarci con Dio e con i nostri fratelli; Il digiuno ci aiuti a privarci di ciò che è superfluo e che non serve per vivere il rapporto con Dio e i fratelli; infine la preghiera sia un nuovo dialogo che a partire dal segreto del nostro cuore, trasformi in lode e ricerca di Dio tutta la nostra giornata e la nostra vita. La Quaresima si pone come un tempo prezioso in cui siamo chiamati a rileggere il nostro vissuto alla luce della fede, e modulare in modo nuovo i nostri atteggiamenti e le nostre azioni. Con la forza dello Spirito chiediamo un “cuore nuovo”, capace di accogliere Dio e di amare i nostri fratelli.
Accettiamo la sfida alla conversione, gettando via da noi, ciò che è superficiale e inutile, per arricchirci di ciò che solo può
contare: la presenza di Dio. Il mondo ci offre strade per allontanarci da Dio, ma con lo sguardo di fede, troviamo tante possibilità per amare e servire i fratelli nel bisogno: questo cambia la nostra vita di fede e ci rende strumenti di Dio in mezzo ai fratelli.
 
Fr Giuseppe Piga
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