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 Le sue parole “i poveri li avete sempre con voi” stanno a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria. D’altronde, si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina, è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia.

(Papa Francesco, Messaggio per la V Giornata Mondiale dei Poveri)

ImpegnoCaritas: Newsletter Caritas Diocesane sarde

Quaresima/Pasqua 2021

TEMPO DI RINASCITA

Caritas Sassari
Dal proprio riscatto alla cura del prossimo


di Gianfranco Addis

Finalmente la documentazione sanitaria di Abid è completa e gli darà la possibilità di riavere i documenti d’identità necessari per accedere a tutti i servizi e sussidi che una persona della sua età e con le sue patologie, da trent’anni in Italia, ha diritto di avere.
Franco vi ha dedicato tempo e pazienza, accompagnando Abid nei vari uffici amministrativi e sanitari, per riuscire a ricostruire l’ingarbugliata situazione che lo costringeva all’emarginazione sociale.
Aiutare i poveri è impegnativo e va fatto con discrezione e tatto, rispettando le difficoltà di chi vive nel disagio, prendendosi cura della persona che le condizioni di vita difficili rendono particolarmente vulnerabile.
Franco sa cosa significa prendersi cura, ne ha fatto esperienza diretta quando dalla mattina alla sera la porta di casa gli è stata chiusa lasciandolo per strada.
La solitudine è stata la condizione che immediatamente lo ha angustiato innescando i sentimenti più negativi che lo hanno portato alle pericolose conseguenze di una depressione distruttiva.
Sostenuto dalla fede che non lo ha mai abbandonato e dall’incontro con alcune operatrici del Centro di ascolto della Caritas diocesana di Sassari, che hanno preso sul serio le sue difficoltà «ascoltandolo con interesse» (come usa dire lui), ha iniziato un percorso che lo ha portato alla riconquista della fiducia in se stesso e quindi alla conclusione del difficile momento con l’inizio del “più bel periodo” della sua vita sociale.
La frequentazione di alcune opere-segno come l’Ostello, la Mensa e il Centro diurno, nelle quali trascorreva le sue giornate, gli hanno consentito di conoscere storie difficili grazie alle quali molti suoi preconcetti verso immigrati, carcerati, tossicodipendenti, sono caduti consentendogli di costruire relazioni vere e solidali.
In queste frequentazioni è scaturito il desiderio di dedicarsi completamente agli altri, “fratelli sofferenti come lui”, offrendo quella stessa attenzione che ha sperimentato nella sua vita, “stravolgendogliela”.
Dalla copertura dei turni all’Ostello durante il lockdown, visto il necessario contingentamento dei volontari, all’accompagnamento di quanti ancora hanno difficoltà a gestire le proprie relazioni e risorse, l’impegno di Franco oggi garantisce quella che si può definire la concretezza delle opere.
Ridare fiducia facendo riconquistare la propria autostima con com-passione, attraverso una comunità come quella della Caritas, è quanto ci viene chiesto in questo tempo così difficile.
Franco sa che è possibile!

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