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«Ritorniamo a coltivare la persona umana!».
La cura della persona è la via più efficace per contrastare il male
dell’indifferenza che attanaglia la nostra società. Ho già ricordato come la prima domanda di Dio all’uomo tocchi il tema della fraternità (Gen 4,6): l’altro è la realtà. Quanto abbiamo bisogno oggi di questo sano “sbilanciamento”: tutto ciò significa prediligere lo stile della partecipazione, dell’appartenenza, del prendere l’iniziativa, della concretezza, uscendo dall’autoreferenzialità e dall’egoismo per incontrare l’altro così come egli è, senza condizioni.

(Mons. Gian Franco Saba, Messaggio e itinerario Quaresimale 2021) 

Domenica di Pasqua – 4 aprile 2021

Vangelo di Giovanni 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Alleluia. Il signore è veramente risorto. Alleluia
 
A conclusione del lungo itinerario della quaresima, nel quale abbiamo imparato ad aprire il cuore per accogliere il dono e la grazia della conversione, siamo giunti alla celebrazione della Pasqua. Il triduo pasquale ci fa rivivere gli ultimi e importanti eventi della vita di Gesù, ossia: l’istituzione del sacerdozio, dell’Eucarestia e il gesto della lavanda dei piedi, nell’ultima cena; la sua Passione e la morte in croce, ed infine l’evento della gloriosa resurrezione. Sono tre giorni caratterizzati da celebrazioni che, costituiscono un’unica grande azione liturgica. La Pasqua è la donazione di Cristo per noi, sino alla morte di croce e alla resurrezione, centro e fondamento della fede della Chiesa. Il vangelo del giorno di resurrezione ci presenta
Maria di Magdala, che si reca al sepolcro e vide che la pietra era stata tolta dall’ingresso del sepolcro. Molto bello e coinvolgente il racconto della donna: “hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. La donna cerca il corpo di Colui che è morto in croce, del Signore crocifisso, ma non lo trova, perché egli in realtà è vivo, è risorto. La comunicazione data a Pietro, fa scattare il desiderio di andare a verificare il fatto. Così Pietro e Giovanni corrono insieme per raggiungere il sepolcro. Pietro entrò e vide la tomba vuota. Colui che aveva riconosciuto Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, ora fa l’esperienza della tomba vuota. Pietro e anche Giovanni vanno a cercare il loro Maestro al sepolcro, ma non c’è più. Che mistero! La vita ha sconfitto la morte, ma non sono bastati anni di sequela di Gesù per capire subito ciò che solo la fede permette di comprendere e credere. La fede della Chiesa, la nostra fede, la fede ricevuta in
dono il giorno del nostro battesimo, è la fede pasquale, la fede in Cristo morto e risorto. Siamo troppo abituati a dirci credenti e a dire di credere nella resurrezione di Cristo, ma in effetti essa è un dono, che si rinnova continuamente nella vita di ogni credente, e chiede la nostra adesione. La fede pasquale ci invita ad accogliere l’annunzio della resurrezione, ma anche a sapere che esso è un messaggio di grande responsabilità. Non basta dire di credere, ma è necessario vivere da risorti e accompagnare il cammino dei nostri fratelli e sorelle, perché anche loro incontrino il Risorto. Siamo costituiti missionari del vangelo, resi capaci di annunziare a tutti coloro che vivono nel disagio, povertà, sofferenza fisica e morale, la luce nuova del Cristo Risorto. Questo è il senso profondo dell’augurio pasquale!

Fr Giuseppe Piga
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