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«Ritorniamo a coltivare la persona umana!».
La cura della persona è la via più efficace per contrastare il male
dell’indifferenza che attanaglia la nostra società. Ho già ricordato come la prima domanda di Dio all’uomo tocchi il tema della fraternità (Gen 4,6): l’altro è la realtà. Quanto abbiamo bisogno oggi di questo sano “sbilanciamento”: tutto ciò significa prediligere lo stile della partecipazione, dell’appartenenza, del prendere l’iniziativa, della concretezza, uscendo dall’autoreferenzialità e dall’egoismo per incontrare l’altro così come egli è, senza condizioni.

(Mons. Gian Franco Saba, Messaggio e itinerario Quaresimale 2021) 

Commento vangelo domenica 11 aprile 2021

Commento al vangelo di Giovanni 20,19-31

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Riconoscere il risorto e credere in lui
 
Il vangelo di questa domenica dopo Pasqua ci presenta un bellissimo “quadro” delle apparizioni del Cristo risorto, avvenute in due tempi: “la sera di quello stesso giorno”, e “otto giorni dopo”. Nella prima parte del brano ci troviamo esattamente nel giorno della resurrezione, al calare del sole, e i discepoli sono riuniti e chiusi, per paure dei giudei. Molto bella la descrizione di un giorno che declina, del buio che avvia il suo tempo e di una situazione di chiusura fisica che esprime la paura. Quello che viene descritto è un momento buio, fragile, senza speranza, ed è proprio in tale situazione che sembra non avere futuro, che avviene l’impensabile: Gesù risorto irrompe tra loro. Per il Risorto non ci sono più impedimenti, neppure di porte chiuse, ed Egli vuole riconsegnare ai discepoli il coraggio, la pace. Gesù si manifesta come il crocifisso, attraverso la manifestazione dei segni dei chiodi, per confermare la sua resurrezione. Nel brano di Giovanni, all’apparizione del Risorto, è associata l’effusione dello Spirito Santo, che consegna il coraggio della missione. La figura di Tommaso fa da collegamento tra la prima parte e la seconda, nella quale si presenta Gesù che riappare otto giorni dopo. E se nella prima apparizione del Risorto, Tommaso è assente, e comunica di non essere disposto a credere se non avesse visto e toccato, nella seconda apparizione Tommaso è presente, e avrà modo di vedere e toccare Gesù. L’esperienza di Tommaso ci dice che la comunità cristiana e ciascun credente, ha bisogno di vedere e fare esperienza dell’incontro con il Risorto. Se prima Tommaso ha detto: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, non credo”, dirà otto giorni dopo: “Mio Signore e mio Dio”. Tommaso compie il cammino di chi vuole vedere, capire, constatare. La sua esperienza di fede diventa la nostra. Lui crede quando incontra il Risorto e fa esperienza di quella nuova presenza del Cristo risorto. Tommaso è il discepolo assente, che si è perso nelle strade della vita, dopo lo scandalo della croce, ma la sua testimonianza e il suo passaggio da una “non fede” ad una professione di fede, diventa per noi motivo
di coraggio dinanzi alle prove della vita. La testimonianza della fede nasce dall’incontro con il Cristo morto e risorto, posto a fondamento della nostra vita e della fede della Chiesa. Chiediamo al Signore la grazia di farci toccare ogni giorno le sue piaghe, nei nostri fratelli, crocifissi dalle sofferenze e povertà della vita, e poter dire anche noi: “Mio Signore e mio Dio”.
 
Fr Giuseppe Piga
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