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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

50 anni di Caritas Italiana

50 anni della Caritas Italiana con Papa Francesco

Più di 1500 tra operatori, volontari e sacerdoti delle Caritas di tutta Italia, erano presenti nell’aula Paolo VI sabato 26 giugno per incontrare il Papa e ascoltare le sue parole, nel rispetto delle restrizioni pandemiche che hanno consentito la partecipazione solo a pochi rappresentanti per diocesi.

L’occasione è il 50mo di fondazione della Caritas Italiana, organismo pastorale voluto da Paolo VI per promuovere la testimonianza della carità nello spirito del Concilio Vaticano II, perché la comunità cristiana fosse soggetto di carità.

Una mattinata intensa che, in attesa dell’arrivo di Papa Francesco, ha proposto tante esperienze forti, storie vere di carità creativa raccontate da alcuni rappresentati delle 16 delegazioni regionali alla presenza dei vescovi in questi anni sono stati Presidenti della Caritas Italiana. Storie di una chiesa in uscita e inclusiva mediante le opere che quotidianamente centinaia di operatori e volontari portano avanti senza il clamore dei social e dei like che li tengono in vita.

Dal “welfare generativo” al lavoro con la custodia del creato, dalle accoglienze delle housing first alle rinascite di persone incontrate e sostenute nella solidarietà fraterna, tutto il quotidiano raccontato da chi ogni giorno opera nella gratuità inserendosi perfettamente nelle tre vie della carità indicate da Papa Francesco nel suo intervento al termine della mattinata: la via degli ultimi, la via del Vangelo, la via della creatività.

Se non si parte dagli ultimi non si capisce nulla, ha esordito il Papa ringraziando i tanti operatori che in questi cinque decenni hanno aiutato le Caritas e le chiese locali con la pratica della misericordiosa vicinanza, sottolineando quanto sia bello allargare i sentieri della carità, sempre tenendo fisso lo sguardo sugli ultimi di ogni tempo. Allargare sì lo sguardo, ma partendo dagli occhi del povero che ho davanti. Lì si impara. Se noi non siamo capaci di guardare negli occhi i poveri, di guardarli negli occhi, di toccarli con un abbraccio, con la mano, non faremo nulla. È con i loro occhi che occorre guardare la realtà, perché guardando gli occhi dei poveri guardiamo la realtà in un modo differente da quello che viene nella nostra mentalità. La storia non si guarda dalla prospettiva dei vincenti, che la fanno apparire bella e perfetta, ma dalla prospettiva dei poveri, perché è la prospettiva di Gesù. Sono i poveri che mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento.

Per questo è irrinunciabile la via del Vangelo che è lo stile dell’amore umile, concreto ma non appariscente, che si propone ma non si impone. È lo stile dell’amore gratuito, che non cerca ricompense. È lo stile della disponibilità e del servizio, a imitazione di Gesù che si è fatto nostro servo. È lo stile descritto da San Paolo, quando dice che la carità «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7). Mi colpisce la parola tutto. Tutto. È detta a noi, a cui piace fare delle distinzioni. Tutto. La carità è inclusiva, non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero.

Senza lasciarsi scoraggiare dal crescente numero dei poveri e di nuove povertà, Papa Francesco ha sollecitato a continuare a coltivare sogni di fraternità. La ricca esperienza di questi cinquant’anni non è un bagaglio di cose da ripetere; è la base su cui costruire per declinare in modo costante quella che San Giovanni Paolo II ha chiamato fantasia della carità.

La nascita della Caritas Italiana, avvenuta il 2 luglio del 1971, esprime una delle tante scelte che, legate al Concilio Vaticano II, hanno connotato il cammino della Chiesa Italiana. A questa ricorrenza la Caritas Italiana si è preparata, coinvolgendo tutte le Caritas diocesane, con un percorso di riflessione che in due anni (2019-2021) ha consentito di rileggere il mandato ricevuto alla luce del tempo in cui venne elaborato, evidenziandone l’evoluzione con i nuovi scenari e i mutati contesti che stiamo vivendo e individuando le principali sfide aperte per la Caritas in Italia.

Impegnarsi nella Caritas, quale organismo pastorale della chiesa, e per questo strumento di tutta la comunità ecclesiale per la testimonianza della carità, è un atto di amore che, come ha spiegato il Cardinale Tagle prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e presidente della Caritas Internationalis,  intervenendo al momento di preghiera organizzato venerdì 25 nella Basilica di San Paolo fuori le mura, in senso cristiano “non è un’idea, un’emozione”, bensì “un modo di agire”, un modo per far “funzionare i doni dello Spirito”.

Nel quotidiano “essere Caritas” significa dunque servire i poveri per amore, manifestando il volto bello della chiesa. Ancora oggi si fraintende l’opera della Caritas riducendo all’assistenzialismo i vari servizi, ma la sua azione non si esaurisce nella pura distribuzione di aiuto ai bisognosi. Al di sopra di questo aspetto puramente materiale Paolo VI indicava la prevalente funzione pedagogica che deve caratterizzare tutto l’operato, e il suo aspetto spirituale che non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità di sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi; giacché mettere a disposizione dei fratelli le proprie energie e i propri mezzi non può essere solo il frutto di uno slancio emotivo e contingente, deve essere invece la conseguenza logica di una crescita nella comprensione della carità, che, se è sincera, scende necessariamente a gesti concreti di comunione con chi è in stato di bisogno.

Oggi si sente più che mai l’esigenza di ripensare la presenza della Caritas in ogni comunità cristiana, diocesana e parrocchiali, nelle forme più rispondenti ai bisogni di uomini e donne del nostro tempo, attraverso un volontariato della carità formato e competente, impegnato a modificare le cause che stanno all’origine di questi bisogni.

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