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La Giornata Mondiale dei Poveri torna anche quest’anno come sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente.

Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno.

(Papa Francesco)

Commento vangelo 14 novembre 2021

Vangelo di Marco 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

In attesa di incontrare il Signore Gesù
 
Mentre l’anno liturgico va verso la conclusione, Il vangelo di questa domenica, tratto dal “discorso escatologico” di Gesù, ci invita a pensare alle “realtà ultime” della nostra vita. Nel brano evangelico odierno, a partire da alcune domande poste dai discepoli a Gesù, sul tempio di Gerusalemme, Egli introduce il tema sugli avvenimenti degli ultimi giorni: la venuta finale del “Figlio dell’uomo”, la parabola del fico, e alcune parole sulla certezza della fine dei tempi, ma anche della sua imprevedibilità. Gesù parla degli ultimi tempi, prima della sua passione, e afferma che il “Figlio dell’uomo” verrà nella sua gloria per compiere il giudizio ultimo e definitivo, ed esprime questo, con un linguaggio oscuro, difficile da essere compreso, apocalittico.
La venuta del Signore avverrà solo dopo lo sconvolgimento di guerre, calamità e persecuzioni, e sino a quando anche l’universo sarà sconvolto, ma la creazione diverrà nuova, davvero una “nuova creazione”, per noi inimmaginabile. La bellezza del creato, il sole, la luna, gli astri, non ci saranno più, ma, tutto riprender vita in Dio. La cosa sconcertante sarà vedere il ritorno glorioso di Gesù, e riconoscerlo come Colui che sarà visto e riconosciuto da tutti, come il Signore della storia e dell’universo. Anche noi, come i discepoli, vorremo sapere quando tutto questo accadrà, ma non ci è dato sapere il tempo, ma piuttosto dovremo valutare se saremo pronti ad accogliere quel momento e quegli eventi. Inoltre siamo chiamati a riflettere sul nostro vissuto, per valutare se siamo stati perseveranti nell’attesa del “Figlio dell’uomo”.
Saper attendere significa per noi, essere desti, leggere i segni dei temi, vivere la nostra fede e aderire ogni giorno al Signore.
Ecco che la parabola del fico, ci insegna la capacità di riconoscere il tempo, come quando la pianta si prepara a germogliare e produrre i suoi frutti. Il nostro modo concreto di accogliere gli eventi finali e il ritorno di Cristo, sono costituiti dal vegliare, stare vigilanti e discernere ogni giorno, la volontà di Dio e il suo passaggio nella nostra vita. Ci prepariamo alla “fine” vivendo con coraggio la fatica del quotidiano, il presente, e sapendo che raggiungeremo l’obiettivo quando la fine della nostra esistenza coinciderà con “il fine” che è Gesù Cristo, nostro Salvatore. Comprenderemo che Colui che si è fatto piccolo e povero e che si rivela nei piccoli e nei poveri, tornerà per renderci ricchi della sua presenza ed eredi del suo regno.
Dal 
presente vissuto con passione e gioia, andiamo verso il futuro, per incontrare il Dio dell’amore e della gioia, che dà senso alla vita dell’uomo.
 
Fr Giuseppe Piga
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