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«Non distogliere lo sguardo dal povero» (Tb 4,7)

Commento vangelo 27 febbraio 2022

Vangelo di Luca 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”.

Testimoni coraggiosi di Cristo
 
Il vangelo di questa domenica si pone in continuità con i passi ascoltati nelle due domeniche precedenti, a partire dalla proclamazione delle Beatitudini. La pagina odierna ci presenta la parabola del cieco, attraverso due domande che Gesù rivolge ai discepoli: ”Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?” Il cieco, in questo caso, è colui che ritiene di bastare a se stesso e di non aver bisogno della misericordia di Dio, e supponendo di essere guida per altri. Atteggiamento esplicitato dal paragone della “pagliuzza e della trave”. Nella misura in cui presumo di aver raggiunto il meglio e di non aver bisogno di Dio, e quindi mi ergo a giudice del mio fratello, posso riconoscere di avere una trave nell’occhio.
seguire, Gesù presenta la similitudine dell’albero, che ci guida a riconoscere il bene o il male del nostro cuore, a partire dalle nostre azioni e dai frutti che produciamo, esattamente come un albero. Gesù sa parlare al nostro cuore e sa condurci verso la verità di noi stessi. Le similitudini da lui proposte, ossia il cieco, la trave, la pagliuzza, l’albero, sono davvero significativi per noi, e ci aiutano a rileggere la nostra vita, per comprendere quanto aderiamo al Signore. La conclusione del brano evangelico, ci rivela che, se viviamo in Dio, il tesoro che portiamo nel cuore, sarà il bene; se invece non viviamo in Dio, il tesoro sarà il male. Attraverso la sua predicazione, e con il “discorso della pianura” , Gesù si mostra davvero rivoluzionario! Ci invita a compiere passi verso un di più, verso una crescita maggiore nell’amore per Dio.
Non possiamo
accontentarci di vivere il nostro Battesimo e la nostra scelta di fede in modo superficiale o presumendo di essere già arrivati e rischiando di diventare giudici nei confronti dei fratelli. Il nostro Battesimo ci spinge ad osare sempre i e a rompere tutti gli schemi per essere segno credibile dell’amore che perdona, accoglie, integra e sa essere fermento di fraternità, misericordia e prossimità. Gesù si incontra anche con ciascuno di noi, come si è incontrato con i suoi discepoli, e ci propone uno stile nuovo, fatto di una vita che diventi segno e rimando a Dio. A noi il compito di rendere sempre più bella la testimonianza del vangelo, evitando di sminuirne la forza o “addomesticarlo” alle presunte esigenze di oggi, per essere segno della presenza di Dio e lievito di novità. Preghiamo il Signore e chiediamo: “risana i nostri cuori divisi, perché dalla nostra bocca non escano parole malvage, ma parole di carità e di speranza”.

 

Fr Giuseppe Piga
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